Tria: aumento Iva confermato in attesa di alternative


«La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative». Così
il ministro dell’Economia Giovanni Tria in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, confermando
che «lo scenario tendenziale (del Def, ndr) incorpora gli incrementi dell’Iva e delle accise dal 2020-2021». La legge di bilancio del prossimo anno «continuerà, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Def,
il processo di riforma della flat tax e di generare semplificazione nel sistema per alleviare il carico fiscale nei confronti
del ceto medio».

Quanto agli effetti dervivanti dalle principali misure di politica fiscale sociale e previdenziale introdotte dal governo
(flat tax per i professionisti, reddito di cittadinanza e quota 100) essi «sono stimati in modo rigoroso nel Def e contribuiscono
a sostenere i consumi delle famiglie e il Pil già nel 2019, sebbene vengano introdotte in corso d’anno». I canali attraverso
cui agiscono «sono l’aumento del reddito disponibile sulle famiglie meno abbienti, che stimolerà i consumi, e, in secondo
luogo, l’alleggerimento della pressione fiscale su imprenditori e professionisti, che stimolerà investimenti e occupazione».

Nel complesso le tendenze dei primi due mesi «mostrano dati incoraggianti, la produzione ha invertito il trend negativo e
ha segnato due incrementi rilevanti a gennaio e febbraio con l’indice destagionalizzato superiore dell’1,3% al livello medio
del periodo precedente, segnali positivi arrivano anche dall’indice del settore terziario. Tutti elementi che lasciano ritenere che la previsione di crescita per il 2019 sia equilibrata e conferma in tal senso è arrivata ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio che ha validato il quadro programmatico».


Il Documento di economia e finanza «conferma i pilastri dell’azione governativa: rafforzare l’inclusione e ridurre il gap
di crescita» con gli altri Paesi europei» e il rapporto debito/Pil. Per il ministro «la strategia che si intende perseguire»
vede «il rilancio degli investimenti pubblici come fattore fondamentale», insieme al sostegno alle imprese per l’innovazione
tecnologica. Ma perché l’Italia riduca il gap di crescita con i partner europei «è anche necessario un cambiamento del modello di crescita europeo verso una promozione della domanda interna, senza pregiudicare
la competitività
».

La revisione al ribasso delle stime di crescita risulta «pienamente coerente con l’evoluzione della situazione economica generale»
e «a dicembre era all’1% al di sotto dell’1,2% della Ue». Alla luce di ciò il governo «non ha affatto peccato di ottimismo»
e «le revisioni si sono rese progressivamente necessarie scontando l’andamento della seconda metà del 2018, inferiore ad attese
che avevamo chiaramente indicato come rischi di previsione».


Per l’andamento dello spread «saranno importanti i piani del governo e l’incisività delle riforme, ma anche gli orientamenti
che il Parlamento avrà sul bilancio». Questo dopo aver sottolineato che il documento non tiene conto dei potenziali benefici di uno spread più basso e che «i rendimenti italiani sono ancora troppo alti alla luce dei fondamentali della nostra economia, nonostante il miglioramento dopo l’intesa con l’Unione europea sulla legge di bilancio».

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